Op-ed in Domani : La trasparenza è l’antidoto all’aumento dei prezzi di farmaci e vaccini. L’Italia ha un ruolo chiave

Publié le 1 octobre 2021 Dans la catégorie : Tribunes

Quali sono gli effetti dei prezzi in crescita delle dosi dei vaccini? Che i prezzi condizionino in negativo la nostra possibilità di avere accesso ai farmaci vale per i paesi poveri ma pure per i ricchi. Qualche esempio.

Sotto scacco delle aziende

Nella non lontana Grecia, dopo la crisi del 2008, multinazionali come Roche e Sanofi hanno minacciato di abbandonare il mercato greco perché gli ospedali pubblici non pagavano gli ordini. Nell’ancor più vicina Francia, nel 2015, i malati di epatite C hanno dovuto aspettare che la loro situazione peggiorasse per poter accedere alle nuove cure. Era la prima volta nel paese, da quando era stata creata l’assicurazione sanitaria dopo seconda guerra mondiale, che le considerazioni di budget legate al costo di un trattamento avevano dettato i criteri per l’accesso al farmaco: più si era gravi, più si aveva chance di essere rimborsati. In Germania nel 2014 visto il prezzo della medicina era stato detto ai dottori di limitare le prescrizioni. 

L’importanza della trasparenza

Sapete qual è il costo del farmaco contro l’epatite C (sofosbuvir) che le autorità sanitarie francesi avevano concordato con l’azienda farmaceutica Gilead? Vi dico solo che perché tutti i malati di epatite C potessero averlo per curarsi, il costo per le casse pubbliche sarebbe stato pari al doppio dell’intero bilancio annuale dell’assistenza pubblica degli ospedali parigini. E cioè, 14 miliardi di euro. Esiste davvero, nell’Unione europea, il rischio – e l’esempio in passato – di farmaci non rimborsati ai cittadini o non disponibili alla maggior parte di loro in virtù del loro prezzo esorbitante. La spirale dell’aumento esponenziale dei prezzi può essere fermata?

Il ruolo dell’Italia

In realtà due anni fa qualcuno ci ha provato. A maggio 2019, nella cornice dell’organizzazione mondiale della sanità, i governi in teoria si sono impegnati a mettere in atto la trasparenza sui mercati farmaceutici, con una risoluzione titolata: “Migliorare la trasparenza dei mercati dei farmaci, dei vaccini e di altri prodotti sanitari”. La proposta era partita proprio dall’Italia, e i co-sponsor erano Grecia, Spagna, Portogallo… Tengo a sotttolineare quanto è stata coraggiosa all’epoca l’Italia, il cui governo depositò quella risoluzione per la trasparenza. Lo stesso coraggio politico servirebbe ora, per continuare un percorso sulla trasparenza e sull’accesso ai farmaci. Il ruolo dell’Italia e di altri paesi Ue rese chiaro, due anni fa, che le preoccupazioni arrivavano anche dai paesi europei. Senza elementi di trasparenza sui prezzi diventa infatti più difficile per gli stati negoziare con le aziende farmaceutiche. Vederci chiaro è il primo passo. Bisogna sapere qual è l’origine delle materie prime, conoscere la catena di produzione, anche perché in caso di scarsità bisogna poter provedere. Bisogna poter uscire dalla dipendenza da un’industria farmaceutica i cui interessi privati – il profitto – divergono da quelli pubblici.

Cosa fare

Il bello è che mentre Big Pharma prova a giustificare i prezzi con investimenti in ricerca e sviluppo, non viene reso chiaro quanti di quegli investimenti arrivano già da fondi pubblici. Anzi, tutte le volte che i ricercatori, le associazioni, le ong riescono a tracciare gli elementi, viene fuori che gli investimenti da parte delle aziende non giustificano affatto gli aumenti dei prezzi. E le multinazionali si rifiutano di comunicare infatti quanto esattamente hanno diretto su ricerca e sviluppo. Qui dovrebbe in teoria intervenire quella risoluzione del 2019, se non fosse che poi solo alcuni stati, e solo in parte, la hanno davvero messa in atto. L’Italia ne ha messa in opera una parte. Bisogna che la stessa Unione europea pretenda dai suoi stati membri che la risoluzione dell’Organizzazione mondiale della sanità sia rispettata. Deve inoltre attuare nelle sue istituzioni questo stesso criterio di chiarezza: vogliamo avere trasparenza sui dettagli dei contratti per i vaccini, sugli ordini effettuati, e sui finanziamenti pubblici – sotto svariate forme – a ricerca e sviluppo. Più che volerlo, ne abbiamo diritto. In teoria. 

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